SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

       
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Centro potabilizzazione

Potabilizzazione Cerbara - Torno

L’acqua, uno dei quattro elementi costitutivi dell’universo, è senza dubbio la più importante ed indispensabile fra tutte le sostanze necessarie alla vita dell’uomo.

E’ un bene essenziale e non infinito che deve avere oltre che un grande valore sociale anche un corrispondente valore economico.

Determinare, per tutti, il giusto valore economico dell’acqua permetterà di avere le risorse finanziarie occorrenti alla realizzazione delle opere idrauliche, che spesso necessitano di ingenti investimenti.

Ai fini dell’utilizzazione da parte dell’uomo, più che la quantità globale dell’acqua presente sul pianeta, ha rilevanza la disponibilità nell’unità di tempo, che dipende dalla dinamica del ciclo naturale dell’acqua: infatti l’acqua non viene in genere “consumata”, ma viene “usata” ogni volta che il ciclo naturale la rende disponibile.

Purtroppo quella esigua quantità di acqua dolce utilizzabile immediatamente, inferiore in percentuale all’1% del volume totale, non è distribuita in modo uniforme: vi sono delle zone in cui abbonda, mentre altre regioni ne hanno assai poca o ne sono completamente prive. Per i problemi di carenza ricordiamo le numerose zone del nostro Mezzogiorno ove la cronica e spesso drammatica mancanza d’acqua condiziona pesantemente la qualità della vita e lo sviluppo sociale.

Nel territorio del comprensorio fanese il problema dell’acqua è fortunatamente meno grave rispetto a quanto sopra citato, ma non per questo meno meritevole di grande attenzione, soprattutto per garantire risorse qualitativamente e quantitativamente appropriate per gli usi acquedottistici.

La Città di Fano appartiene al bacino del Fiume Metauro e sorge proprio sulle formazioni alluvionali della foce, particolarmente estese e potenti. (Figura 1) Essendo il Metauro la più importante emergenza idrica della nostra provincia, la quantità di acqua disponibile per l’uso acquedottistico risulta teoricamente sufficiente; ma le caratteristiche qualitative dell’acqua di falda hanno mostrato in questi ultimi anni la presenza di agenti inquinanti, in particolare di nitrati, in misura superiore ai limiti fissati dalla normativa per cui l’importante riserva idrica sotterranea propria del Comune di Fano non è utilizzabile agli usi potabili, se non con particolari accorgimenti.

La discreta facilità di reperire acqua dal subalveo del Fiume Metauro ha favorito, nel tempo, la costruzione di una serie di acquedotti, per il centro e per le frazioni, fra loro intercollegati e quindi interdipendenti a seconda delle necessità del momento.

Ciò ha sempre permesso di limitare i disagi dell’utenza nei casi di temporanea riduzione nell’erogazione dovuta a guasti o ad interventi tecnici di modifica e potenziamento.

Vista d'insieme del potabilizzatore

E’ interessante notare come la presenza dei nitrati nelle acque dei nuovi pozzi, essendo indice di totale ossidazione delle sostanze organiche, facilitasse la loro messa in esercizio.

La circolare n.33 del Ministero della Sanità, emessa in data 27-04-1977, e successivamente il D.P.R. n.236 del 24.05.1988, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, portarono ad una sostanziale modifica nei sistemi di analisi da effettuarsi su campioni d’acqua erogati dall’acquedotto.

Mentre precedentemente si determinava la sola “presenza o assenza” di nitrati, le nuove normative imponevano una concentrazione limite oltre la quale la presenza delle sostanze chimiche “può provocare inconvenienti”.

Le analisi effettuate riscontrarono la presenza di nitrati in tutte le acque dei pozzi e sorgenti in attività con valori superiori al “Valore Massimo Ammissibile” di 50 mg/l e conseguente dichiarazione di “non potabilità” di tutta l’acqua erogata dal civico acquedotto.

Per l’eliminazione di tali carenze si è studiato un intervento articolato, scelto con criteri di ottimazione sotto il profilo del contenuto dei costi di impianto e di gestione e dell’affidabilità, basate sulle seguenti scelte:

  • Attingimento di una quota delle necessarie dotazioni dall’acquedotto intercomunale di cui allo schema P.R.G.A. – 2/S, che capta acqua fluente dal fiume Metauro, pressochè priva di nitrati, derivata a Ponte degli Alberi e, in alternativa, a, Tavernelle, assoggettata a processo di potabilizzazione in Comune di Saltara (n. 2 impianti paralleli da 300 lt/sec. ciascuno) e quindi convogliata in territorio del Comune di Fano.
  • Porzione di falda in Comune di Fano nella quale, per rialimentazione artificiale con acqua del Metauro, si ottiene un’apprezzabile riduzione del contenuto in nitrati; tale risorsa comprende anche un potabilizzatore che può trattare parte della portata derivata dal Metauro, immettendo l’acqua prodotta nello stesso sistema di adduzione utilizzato dall’acqua prelevata dalla falda rialimentata. Evidentemente l’acqua derivata dal Metauro in zona Cerbara può essere indirizzata, in proporzione, sia alla rialimentazione che al potabilizzatore, ma il prodotto finale è addotto in modo unitario agli invasi dell’acquedotto.
  • Falda naturale, oggi ad alto contenuto di nitrati. La dotazione è articolata in più fonti, costituite da pozzi che emungono acqua dalla falda, sempre in territorio di Fano, scelti tra quelli esistenti in relazione all’affidabilità della qualità.

La produzione della risorsa è abbondante in relazione alla sua utilizzabilità, stante che l’elevato contenuto di inquinanti non consente di impiegare tale acqua, se non in modo limitato, nel processo di miscelazione. L’affidabilità sotto il profilo quantitativo può pertanto essere considerata buona.

La miscelazione delle acque provenienti dalle tre fonti di approvvigionamento sopra descritte, effettuata in appositi invasi, permette di ottenere una erogazione all’utenza con caratteristiche idropiniche in linea con i requisiti imposti dalla legge.

La scelta operata per il raggiungimento di tali obiettivi ha richiesto importanti interventi che hanno portato ad una sostanziale modifica dell’assetto distributivo dell’acquedotto fanese.

Quindi la seconda fonte di approvvigionamento dell’acquedotto fanese, in ordine di importanza, è costituita dall’impianto di potabilizzazione e ricarica della falda in zona Torno. Produce acqua a bassa concentrazione di nitrati ( da 8 a 25 mg/l) con portate potenziali di 140 l/s e portate medie di utilizzo di 50 l/s.

Il complesso degli impianti di potabilizzazione e di ricarica della falda idrica delle zone “Cerbara” e “Torno”, è costituito da:

  • Opere di Presa nel Fiume Metauro

    Le opere di presa, costituite da un sistema di pompaggio e di sollevamento, sono installate in corrispondenza della traversa di “Cerbara”, posta sul fiume Metauro, da dove nasce il “Vallato del Porto”. La portata attuale è di 100 l/sec., ma il sistema è già predisposto per il raddoppio.

  • Impianto di Trattamento Primario

    Impianto di pretrattamento di Cerbara

    Si tratta di un impianto che svolge le operazioni di pretrattamento, disinfezione e controllo delle acque. E’ situato in prossimità delle opere di presa, in zona “Cerbara”. Le acque sollevate dal sistema di pompe vengono addizionate di uno speciale flocculante atto a coagulare le particelle sospese in fiocchi filtrabili sottoposti poi ad un passaggio attraverso una serie di cinque coppie di filtri a sabbia del diametro di 1600 mm. Dopo chiarificazione le acque subiscono una fase di disinfezione mediante clorazione e vengono inviate, attraverso una condotta adduttrice del DN 500 mm., in parte al sistema di ripascimento della falda (50 l/sec) ed in parte all’impianto di potabilizzazione (50 l/sec.). L’impianto di trattamento primario è dotato di un misuratore della torbidità, collegato al blocco delle pompe in caso di eccessiva torbidità delle acque del fiume.

  • Impianto di Potabilizzazione

    Una parte dell’acqua affluente con la condotta adduttrice ( 50 l/sec.) viene inviata all’impianto di potabilizzazione situato in zona “Torno”, visibile sul fianco destro della superstrada Fano – Grosseto (direzione verso monte). Dopo passaggio attraverso un manufatto di cemento a sezione cilindrica con funzioni di chiariflocculatore (che permette se necessario di effettuare una successiva aggiunta di agente chiarificante), le acque si avviano ad una batteria di filtri a sabbia e di filtri a carbone. Mentre i primi provvedono ad affinare ulteriormente le operazioni di chiarificazione, i secondi sono deputati all’assorbimento delle sostanze organiche solubili eventualmente presenti.

  • Pozzi di Rialimentazione della Falda

    Si tratta di due batterie di quattro pozzi ciascuna, situati in posizione alternata rispetto ai pozzi di ripresa (pozzi produttivi). Nelle due batterie di pozzi di rialimentazione affluisce l’acqua proveniente dal trattamento primario (50 l/sec). Dai pozzi l’acqua drena nella falda idrica dove provvede ad abbassare, per effetto della diluizione, la concentrazione dei nitrati.

  • Pozzi di Prelievo (Produttivi) dalla Falda

    I pozzi di prelievo, o pozzi produttivi, sono costituiti da due batterie di cinque pozzi ciascuna, alternati con i pozzi di rialimentazione. Essi permettono di prelevare l’acqua della falda, a bassa concentrazione di nitrati perché diluita per effetto dell’immissione dei pozzi di rialimentazione.

  • Serbatoio di Stoccaggio

    Le acque, limpide e prive di sostanze organiche disciolte, provenienti sia dall’impianto di potabilizzazione sia dai pozzi produttivi, affluiscono ad un serbatoio (anch’esso visibile dalla superstrada) posto più a valle, avente funzioni di stoccaggio e di sollevamento. Da qui esse vanno al serbatoio principale di Monte Illuminato (Centinarola) dove vengono miscelate con tutte le altre acque, sia dei pozzi comunali che del potabilizzatore di S. Francesco di Saltara, per essere poi messe in rete, dopo aver controllato con apposite apparecchiature la loro concentrazione in nitrati.

Conclusioni
Il complesso degli impianti di potabilizzazione e di ricarica della falda idrica delle zone “Cerbara” e “Torno”, sono una delle risposte date dall’Amministrazione comunale per la soluzione della eccessiva presenza di nitrati nelle acque di falda. L’altra risposta è l’acquisizione di acqua proveniente dall’impianto di potabilizzazione di S. Francesco di Saltara, costruito negli anni ottanta.